venerdì 12 agosto 2011

Interazioni fondamentali - 7


Parliamo del gusto, vi va? A me si.
Capita spesso che, in una tipica serata da ti-faccio-sentire-una-canzone-su-youtube, ci si trovi a discorrere dei propri gusti musicali. Oppure capita che si facciano apprezzamenti diversi sulla stessa automobile, o si facciano osservazioni sui modi di vestire di qualcuno. In ognuno di questi casi, se si affronta il discorso con sufficiente serietà, si arriva inevitabilmente alla conclusione: "Eh, che ci devi fare, son gusti!".
E inevitabilmente mi viene da incazzarmi.
Si perchè questo GUSTO chissà cos'è. E' largamente utilizzato per spiegare cosa la gente preferisce fare, è una parola oscura alla quale si cedono tutte le responsabilità, è impalpabile, è un'efficientissima fuga dalla critica fastidiosa. Prendendo l'esempio musicale, al quale sono affezionato. Solitamente mi sento molto infastidito quando mi dicono cose come: "teo, siamo diversi, a te piace il prog, ti piacciono i pink floyd, e a me piace l'hardcore... SON GUSTI!" No. Non si può dire una cosa del genere con reale coscienza. Ma un passo per volta.

Cos'è il gusto e da cosa è formato?

Il gusto altro non è che la somma algebrica di una serie di fattori. Eccoli qui:
1. Hardware: tutti noi siamo incatenati ai nostri sensi. Se il gusto deve richiamare il piacere, allora vi sono predisposizioni fisiche nei nostri organi ad accogliere più "piacevolmente" alcuni tipi di stimoli. Per questo motivo è più frequente che piaccia di più l'odore di rose rispetto all'odore di cacca, o è raro che a qualcuno piaccia lavarsi con la spugna di cartavetrata. E' questione di istinto.
2. Traumi: il nostro cervello associa ad ogni esperienza una o più sensazioni, che possono essere positive o negative per noi. Uno stimolo, come una canzone, richiama anche centinaia di traumi che intervengono ad associare a quella canzone una miriade di penseri diversi. La somma di questi pensieri, istintivi, contribuisce a farci capire se qualcosa ci piace o no. Se da piccolo ho avuto tanto amore da mia mamma, le canzoni incentrate sul tema dell'amore avranno una piccola spinta in più verso il piacermi rispetto alle altre. E' dura che mi piaccia una canzone in cui si sente la mia voce che piange. La sto facendo più semplice del reale, ma l'idea è questa.
3. Contesto: il mio gusto riguardo alla cucina, all'arte o a qualsiasi cosa, dipende anche da dove sono nato, dipende da chi ho frequentato. Difficilmente mi piacerà la cravatta, se abito in un villaggio del Congo; allo stesso modo, è raro trovare un impiegato in Cadorna in giro con un gonnellino di paglia. Inoltre, il contesto delle amicizie conta tanto. Soprattutto se in corrispondenza dell'apprezzare determinati stimoli siamo entrati far parte, in passato, di un gruppo di persone, e se abbiamo identificato il nostro riconoscimento nel branco grazie a ciò. Ma si, si mettono tutti il cappellino alzato sulla testa, me lo metto anch'io. All'inizio con riluttanza, poi inizia a piacermi!
4. Abitudine: l'essere abituati a un certo tipo di stimolo ci rende più adatti ad apprezzarlo. Sto parlando della grappa, della birra stessa, del caffè. Sono bevande che non piacciono mai subito, ma ci si deve abituare. Abituando la bocca a un sapore diverso (ad esempio dal più immediatamente apprezzabile cioccolato) se ne riescono a cogliere le diverse sfumature. E' così, chiaramente, per ogni forma di stimolo, come ad esempio la musica DubStep.
5. Esperienza: Soprattutto in campo artistico, consocere ed aver vissuto più generi di stimolo diversi, aiuta ad aprirsi a nuovi tipi di sensazioni. Citerò ora il caso musicale, poichè mi ci ritrovo particolarmente. La prima musica che si ascolta è tipicamente quella dei cartoni animati, o lo Zecchino d'oro. Il motivo è che la voce è molto pulita, le melodie sono sempre orecchiabili e non vi sono tecnicismi. Nessuno si chiede perchè il Death Metal non piaccia ai bambini di 6 anni? La risposta è che il bambino di 6 anni ha talmente poca esperienza che il suo concetto di musica è legato al primo punto, l'Hardware. Egli gode solamente di ciò che più immediatamente colpisce i suoi sensi. Il blues e il folk possono piacere molto già dalle elementari, perchè è la musica più banalmente efficace del mondo. Il jazz e la musica classica, invece, spesso vengono apprezzate appieno ben dopo l'adolescenza. Qui è questione di esperienza. Vi sono composizioni che si allontanano dalla banalità per approdare a uno stadio ben più potente di trasmissione emotiva. E' praticamente impossibile che a un musicista di professione piaccia una canzone dello zecchino d'oro, a meno che il suo gusto non sia legato a uno dei primi 4 punti. Il quinto punto, l'esperienza, non ricerca necessariamente la complessità o il virtuosismo, ma rifugge senza ombra di dubbio la banalità.
6. Placebo: stronzissima autoconvinzione.

Non c'è nulla di più, nulla. Non c'è qualcuno che vi ha dato un'etichetta da appiccicarvi sulla maglietta con scritte le cose che vi piacciono! E' per tutto questo che mi turba parlare di arte o di opinioni con chi ha fatto del quarto e quinto punto una fatica evitabile, così come mi scoccia sentire che ciò che mi piace in un campo in cui ho navigato tanto, è semplicemente questione di GUSTO, alla stessa stregua di altri.

9 commenti:

  1. Teo per quanto tu possa razionalizzare "il gusto" esso c'è ! Per cui non ha alcun senso incazzarsi se a te piacciono i Pink Floyd e a qualcun altro l'hardcore ! Mi sembra tutto quanto incentrato al fatto che tu voglia dire che le cose che piacciono a te siano oggettivamente migliore di altre ma lasciati dire che secondo me non è cosi.

    RispondiElimina
  2. Grazie per aver letto S. Non c'è un oggettivo e non c'è un migliore. Ma qualsiasi stimolo artistico è apprezzabile meglio con l'esperienza. La musica è l'unico campo per il quale posso dire di avere sviluppato un orecchio fine ed attento a sfumature ed accenti. Per questo reputo di apprezzare la musica più della maggior parte delle persone che conosco. Non è presunzione, mi pare una conclusione matematica. Comunque, il post non era incentrato su di me, bensì sull'esistenza del concetto di gusto come scusante su qualsiasi cosa. Il gusto si può educare, non è intrinseco geneticamente nella persona (non solo).

    RispondiElimina
  3. Il gusto chiaramente può essere "addomesticato" diciamo ma di per se si crea già durante il percorso della crescita e varia durante tutta la vita grazie a stimoli esterni es interni. Non vedo il motivo di modificarlo se non esiste un meglio e un peggio. Perchè il gusto dovrebbe essere preso come scusante ? Se una canzone non piace non piace, se una persona ha già dei propri gusti musicali (dato che è su quelli che stiamo andando a parare) ed è aperta a tutto cioè ascolta tranquillamente altre cose, non le ripudia a prescindere considerando la sua musica migliore ( così specificando spero di aver fatto capire che non sto parlando della massa che ha un idea astratta di cosa possa essere la musica) ma ha le proprie preferenze, perchè dovrebbe modificarle ? Se parlassimo di cibo e uno mangiasse solo patate fritte ogni giorno, per motivi di salute sarebbe meglio per la salute farlo certo ! Ma per la musica mi sembra un discorso inutile ! Se mentre una delle tue già citate serate questa fosse la conversazione:
    X: Hey Y ti faccio sentire una canzone grindcore che ho scoperto su youtube ! Senti !
    Y: Si riconosco che è ben fatta, ma non mi piace non è il mio genere io preferisco la musica jazz.
    Mi spieghi su cosa dovresti incazzarti ?
    Gusto non mi sembra una parola così macabra e oscura sulla quale riporre tutte le proprio responsabilità colpe e scheletri nell'armadio, magari sono i gusti che ti sono stato inculcati dai tuoi genitori o dai tuoi amici o da non sai neanche cosa ma perchè dovrebbe toccarti la cosa se ci convivi bene ? Ci sono tante altre cosa oltre alla musica. Che ci vuoi fare sono gusti ! :)

    RispondiElimina
  4. allenare e rendere esperto il proprio gusto serve ad apprezzare più profondamente qualcosa, e quindi a ottenere più piacere.
    Nessuno deve a prescindere modificare le proprie preferenze, ma mi piacerebbe che venisse riconosciuto universalmente il carattere del gusto relativo all'esperienza. Non vivo male con le mie preferenze, ma è profondamente stancante sostenere discorsi quando comprendi che l'altro lato del discorso non ha gli strumenti per affrontare la questione con coscienza utile a parlare la stessa lingua. E andrà avanti così.

    Il gusto viene preso come scusante involontariamente.

    RispondiElimina
  5. Sono capitato praticamente a caso sul blog ed ho letto questo post ed i
    suoi commenti. Vorrei esprimere il mio parere, secondo me la verità,come nella maggior parte dei casi IMHO, sta in mezzo. È vero che si può
    apprezzare un genere musicale o meno a seconda di diversi fattori, il cui insieme noi definiamo "GUSTI"... Ma è anche vero che questi dipendono dai punti che ha ben descritto Eye3 (teo a quanto ho capito) sopra. Dice bene Teo quando parla di Abitudine ed esperienza nell'ascolto, io aggiungerei anche curiosità, acume, pazienza, perseveranza e testardaggine...
    Potremmo per esempio pensare la musica come un viaggio ed i vari generi musicali (o anche i pezzi) come i posti da visitare. Si capisce abbastanza facilmente il fatto che non si può apprezzare bene un posto se non lo si conosce a fondo, non si parla con la gente del luogo, non si colgono (si SENTONO oserei dire...) appieno le sue origini, se non si respira ogni profumo, si
    assaggia ogni piatto e quasi non ci si LEGA con i suoi abitanti... Insomma risulta difficile CAPIRE quel posto se non lo si rende parte di sè.

    RispondiElimina
  6. D'altronde i gusti musicali possono benissimo variare ed un esempio lo si ha molto spesso nel periodo adolescenziale e preadolescenziale... Questo perchè, tornando alla metafora precedente, si sono visitati, compresi ed assimilati meglio alcuni posti... Come si può facilmente dedurre i fattori descritti da Teo giocano un fattore essenziale, si fa la conoscenza di sensazioni nuove che possono benissimo essere d'accordo con delle sensazioni che l'artista ha voluto imprimere (ed esprimere) nel suo pezzo o nel suo stile di musica, ma queste potrebbero differire, chiaramente, da persona a persona a seconda delle situazioni vissute e delle emozioni provate. Si inizia a vivere nel proprio piccolo ambiente sociale e dove entra in gioco il contesto; nel quale si andrà incontro all'ascolto di un certo genere o alcuni generi di musica in particolare... Giocano però un fattore essenziale gli altri due fattori: Abitudine ed esperienza, dato che ci permettono di capire qual'è, a mio avviso, il determinante del discorso: la curiosità e la voglia di sperimentare.

    RispondiElimina
  7. Con la curiosità e la voglia di sperimentare si ha la possibilità di immergersi in mondi sconosciuti, molto spesso totalmente diversi da quello che ascoltavamo prima (dal "posto" che abbiamo appena lasciato). Questo apre infinite possibilità a quelli che abbiamo definito i nostri "gusti", è ovvio che se non partiamo con la giusta convinzione e voglia di "immergerci" in un certo posto, non riusciremo ad apprezzarlo mai. Tutto questo però non basta, è qui che entrano in gioco gli altri fattori che ho aggiunto: acume, pazienza, perseveranza e testardaggine. A mio parere, come ho accennato in precedenza, bisogna "sporcarsi le mani" davvero tanto con un pezzo (in un posto) prima di poter dire "l'ho ascoltato". La chiave sta nel raggiungere una sorta di simbiosi con la band/l'orchestra/il cantante che ti permetta
    di abbracciare l'intero pezzo. Arrivato a questo punto diventa davvero secondario il mero "mi è piaciuto" o "non mi è piaciuto", perchè avrai raggiunto (aggiunto) qualcosa di significativo in ogni caso... Si potrebbe affermare ,in un certo senso, che si è colta la parte di noi stessi insita nel pezzo... Piccoli esempi di ciò li troviamo quando necessitiamo di più ascolti per "capire" ed emozionarci, provando sensazioni positive, ascoltando un pezzo e preferendolo magari poi ad un pezzo che prima pensavamo di amare alla follia, mentre adesso ci troviamo a metterlo al secondo posto...

    RispondiElimina
  8. Dall'altro lato c'è da dire che anche possedendo
    un'altissima conoscenza musicale ci si potrebbe riconoscere in certi stile piuttosto che in altri, anche questo è perfettamente comprensibile e "corretto"... Il problema sta nel fatto che la maggior parte di noi tende a scartare subito ciò che "non piace" a pelle, perdendo l'occasione di apprezzare e sentire le emozioni che potrebbe donare quel pezzo se solo si avesse avuto la pazienza di "rompere il suo guscio"...
    In conclusione, penso che la "soluzione", se di soluzione può parlarsi, sia quella di accettare i gusti come identificazione del nostro IO in un particolare stile (o anche tipo) di forma di espressione, tenendo conto però del potere della conoscenza, dell'approfondimento e dell'acquisizione di familiarità anche con ALTRI stili della stessa forma di espressione o, perché no?, con altre forme di espressione completamente diverse. Penso che fosse proprio questo il concetto che volesse esprimere Teo, vanno bene i gusti sì, ma senza la
    "superficialità" del non voler andare a fondo nell'ascolto dei pezzi che
    non piacciono.

    RispondiElimina
  9. Grazie Fireblade, apprezzo davvero tutti questi commenti! Ho letto ciò che hai scritto e si può non solo essere d'accordo con te, ma si può estendere il tuo discorso anche ad altri ambiti, non solo quello della musica.
    I parametri che mi citi come necessari per "completare il quadro" (forse ingenuamente riassumibili in "acume e pazienza") sono senz'altro interessanti, e tutti hanno effettivamente una voce in capitolo nella determinazione di questo GUSTO.

    La mia intenzione era quella di mettere in risalto un carattere oggettivo del Gusto, per esaltarlo rispetto ad altre proprietà che non hanno un aspetto "meritevole". Vale a dire che ho scritto questo post sia come risultato di un pensiero analitico su cosa, grosso modo, concorre a formare il gusto; sia perché sono piuttosto stanco di sentire questa scusa in una conversazione che potrebbe altrimenti risultare piacevole e soprattutto costruttiva.

    Il fulcro della questione è: a parità di condizioni, chi ha visto un sacco di mostre di pittura ha un gusto più esperto di un'altro che non ne ha viste? SI.
    Chi ha mangiato in tutte le trattorie di italia ha un gusto più sviluppato di chi ha sempre mangiato surgelati della Findus? SI.
    I somelier avranno più gusto degli ubriaconi del baretto? SI.

    RispondiElimina